L'età Romana

Uno stretto collegamento di Villavallelonga con gli antichi Marsi viene testimoniato da un primo importante reperto, il cui contenuto ha un notevole valore storico ed archeologico. Si tratta della parte superiore di una stele funeraria in calcare, che è stata trovata, nel febbraio del 1889, presso alcuni ruderi antichi, in un poggiuolo non molto distante dal paese. 
Dopo essere stata segata e ridotta a stipite sinistro della finestra di una stalla, in Via Roma 36, ha cessato di svolgere tale funzione, a seguito dei lavori di ristrutturazione che hanno interessato il fabbricato, ed ora viene conservata dalla proprietaria. 
L’importanza di questo ritrovamento, con menzione della tribù Sergia e di un C. Vibius Macer, probabilmente un centurione, si ricava dal significato dell’iscrizione che attesta, con tutta sicurezza, l’occupazione da parte dei Marsi del territorio di Villavallelonga. 
Inoltre costituisce una scoperta archeologica di rilievo, perché rappresenta la più antica documentazione di dono militare, con raffigurazione di aste e falere, mentre è da ritenere, sulla base delle dimensioni verificate, che all’attuale reperto fosse associata anche la rappresentazione di scudi veri e propri.
La Vallelonga fu dunque occupata per tutto il suo sviluppo dagli antichi Marsi e la predetta stele costituisce l’elemento più utile a sostegno di tale affermazione. 
  
Un secondo reperto è relativo ad una grande stele funeraria in calcare che rappresenta una edicola timpanata, sorretta da due pilastri corinzi, con una porta a due ante. La porta è incassata e suddivisa in quattro pannelli; i due superiori presentano la raffigurazione di due teste gorgoniche alate con serpenti annodati sulla gola, mentre quelli inferiori, leggermente più allungati, contengono due teste leonine con anelli tra i denti.
L’iscrizione è divisa tra l’architrave e la parte superiore dei due pilastri; il gentilizio Pomponaeus appare esclusivo dei Marsi, mentre il cognome Gibba è piuttosto raro”. Questa stele è stata trovata nel 1887 in contrada Collemaggi, forse alle case di maggio tra la vecchia segheria e il tratturo.
Il reperto viene conservato al Museo civico di Avezzano. Tanto la porta funeraria di Pompoeaeus Gibba, quanto l’iscrizione, anch’essa funeraria di C(aius). Vibius Macer, riccamente ornata di insegne e decorazioni militari, hanno fatto pensare che la parte alta della Vallelonga godesse di condizioni di vita prospere.
Un’esatta collocazione della porta Ditis (la porta dell’Ade), raffigurata nella stele di Villavallelonga, proviene dalle ricerche archeologiche condotte ad Amplero nella necropoli del Cantone. L’aspetto originario ed esterno della tomba doveva essere caratterizzato, nella parte anteriore, da un muretto di raccordo con le tombe adiacenti; in tale muretto venivano a inserirsi le stele in posizione sfalsata rispetto all’effettiva imboccatura della tomba, che in realtà era chiusa da una parete a sé.
  
Gli scavi di Amplero, la piccola piana prativa a nord di Villavallelonga, hanno un’importanza non soltanto locale, ma toccano valori documentari e interessi scientifici senza confini disciplinari e territoriali. I resti più cospicui e rilevanti sono localizzati nelle seguenti zone: sul Monte Annamunna (m. 1233) con ampi tratti di una cinta muraria; sul pendìo di S. Castro con terrazzamenti antichi e resti di costruzioni; sulla piccola altura boscosa della Giostra (m. 1039) con una cinta muraria che in origine sembra abbia assolto una funzione militare, in quanto la datazione risale fino agli anni della guerra sociale; all’interno della cinta si trova un’area sacra, con strutture intonacate in argilla e paglia e con tegole databili fino al II secolo a. C, mentre la sistemazione edilizia è di età tardo repubblicana; infine la villetta del Cantone presenta il tracciato di una via antica, come conferma la doppia fila di tombe individuata nella parte più alta, alle falde della Giostra. 
Il tracciato di un’altra via antica, che da Amplero doveva condurre all’attuale territorio di Villavallelonga, si scorge nei pressi di Catelluccio, esattamente in contrada Colle Pelato. 
  
L’elemento di maggiore interesse dovrebbe però risultare l’abitato di San Castro, probabilmente un “vicus” esistente già nel III-II secolo a. C.. Si tratta di uno dei pochi esempi di abitato antico minore su sito non occupato da costruzioni moderne o coltivazioni. La necropoli del Cantone sembra da porsi tra gli ultimi decenni del I secolo a. C. e la metà circa del I secolo d. C.; dall’esplorazione e dallo studio scientifico di 26 tombe è stato possibile riscontrare il tipo della tomba a lastroni e il tipo della tomba a camera incassata nel pendìo con la stele che rappresenta la porta e sembra testimoniare l’attività di una locale officina lapidaria. In molte tombe esistono banchine in muratura per la deposizione e nicchie per il corredo ed il pasto funerario; alcune tombe presentano un canaletto scavato nel fondo di roccia friabile per assolvere la funzione di condotto per libazioni, definito, con sottile ironia, “fumaiolo o canna fumaria”, mentre il pasto funerario è costituito da maiale, gallo e pesce; in altre tombe sono state rinvenute alcune borchiette lenticolari bronzee in corrispondenza dei piedi e sembrano riferirsi alle calzature.
  
Dopo le sintetiche ma preziose informazioni relative alla zona archeologica di Amplero, è utile indicare altri reperti che, unitamente alle due stele di cui si è fatta menzione, costituiscono i ritrovamenti più significativi effettuati nel territorio di Villavallelonga. Fino al 1970, in una stalla del paese si trovava come stipite della porta la metà destra di una stele funeraria in calcare, a edicola timpanata, che raffigura una scena di addio sulla porta dell’Ade. L’edicola è divisa in due ripiani da una fascia con l’iscrizione “Pitana”, un cognome di origine greca dal significato servile come docile, obbediente. Nella parte inferiore si trova la porta che era a due ante comprese tra due pilastri corinzi; il pannello in alto è quadrato e contiene una testa gorgonica, mentre il pannello in basso, più allungato, ha una figura leonina con anello nelle fauci. La parte superiore raffigura una donna che tende la mano destra verso un’altra figura perduta. Questa epigrafe è pregevole, perché attesta i rapporti che i Marsi stabilirono con i Greci Campani.
  
Infine, un altro reperto è stato ritrovato in località Cona Rovara, a sud di circa 100 m. dalla strada che va all’Aceretta. Si tratta di un frammento calcareo, a superficie ricurva, che è parte di un cippo a colonnina cilindrica scavato in epoca moderna come una conca. Il frammento evidenzia l’originaria consistenza del cippo, che doveva avere un tamburo superiore, aggettante rispetto al fusto, con il quale si raccordava mediante una doppia cornice a listello. L’iscrizione era distribuita tra il tamburo ed il fusto, ma il frammento non consente di stabilire il gentilizio dei due personaggi, padre e figlio. Il cognome del dedicante è Quartio, al nominativo. 
  
Circa la datazione delle stele ritrovate a Villavallelonga, l’Università di Pisa le fa risalire ai decenni a cavallo tra il primo secolo avanti Cristo ed il primo secolo dopo Cristo. I rinvenimenti isolati hanno fatto ipotizzare l’individuazione di un luogo sepolcrale utilizzato da una singola famiglia, legata all’appezzamento di terra da coltivare.
L’abitazione poteva essere ubicata nel vico, mentre il luogo della sepoltura poteva essere individuato nel proprio terreno o di proprio uso, comunque, fuori del vico. 
I reperti sono stati recuperati in seguito allo scavo del solco di un aratro o per lo sguardo indagatore di persone isolate, ma sempre con scoperte di carattere occasionale e sporadico. 
Invero si sente l’esigenza di studi e lavori specifici per definire una cronologia degli antichi insediamenti e prospettare l’evoluzione delle prime popolazioni di questo territorio.
Le testimonianze sugli insediamenti dell’età pre-romana e romana si rintracciano negli “oppia” (cinte murarie d’altura) e nei “vici” (villaggi). Le cinte murarie costituivano un elemento di riparo o di difesa eventuale e non corrispondevano quasi mai a centri abitati stabili, ma facevano sistema con i sottostanti villaggi. Fra gli oppida, individuati nel territorio, si rileva il Colle Antonitto (Castelluccio a quota 1032) e l’altura che si estende sopra il cimitero del paese (Morge del Monaco a quota 1050).
  
Un altro recinto fortificato si trova sulla Costa di Fonte Astuni, al di sopra della chiesetta della Madonna della Lanna, a quota 1259; mentre alcuni residui di cinte murarie si rinvengono anche in contrada Selvotta, a quota 1450, presso il Piano del Castello. Tutti gli oppida, ma particolarmente gli ultimi due citati, hanno una posizione veramente strategica che consente di tenere sotto controllo l’intera Valle. Il territorio di Villavallelonga, unitamente a quello di Collelongo, Trasacco e Luco, doveva far parte del “Municipium Angitiae” che comprendeva i vici di Supinum (Trasacco), Fistaniensis (Loc. S. Angelo di Luco) ed altri ubicati nella Vallelonga. Fra questi è stato localizzato il vicus della Cona Rovara che si trova su un pendìo terrazzato e consente di ipotizzare il passaggio dalle prime forme di insediamento, adottate sulle conche e nelle valli, alla necessità di costituire punti di difesa e di presidio in zone di alta montagna. Si verifica, cioè, la transizione dall’ultima età repubblicana e dal periodo imperiale romano, caratterizzati da tempi di pace, al periodo barbarico segnato da frequenti scorrerie con assedi ai centri abitati. 
  
In particolare si assiste alla formazione dei primi nuclei sparsi sulle asperità dei monti, che hanno dato le origini altomedioevali alle popolazioni della Vallelonga, e sul finire del primo millennio può essere collocata l’esistenza dei castelli e delle rocche dei Marsi. 
Sicché, è con l’inizio del secondo millennio che gli abitanti della Valle, costretti a vivere sulle asperità dei monti, sentirono il bisogno di riunirsi, per dare nuovo impulso alle attività agricole, e formarono i nuclei originari degli attuali centri abitati, comunque insediati al riparo di cinte murarie. In tale quadro di esigenze è possibile rintracciare l’origine della Rocca di Cerro, fondata nel sito che oggi costituisce il centro storico di Villavallelonga.
 
Tratto dal libro "Storia di Villavallelonga"  del prof. Leucio Palozzi